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La mia disperata speranza (1995)
a C.
Sei la luce e il mattino.
Cesare Pavese
Luce viva e sfolgorante
in queste ore illuminate
solo dai tuoi sguardi.
Il tuo viso magro fatto di sorrisi
e luci e logiche di vita
parla di realtà presenti e concrete,
regala coraggio ai miei passi incerti,
diffonde in questi corridoi
ottimismi e ironie e respiri di vita.
Non c’è vento che possa scomporre
il naturale ordine dei tuoi pensieri
Non c’è cinismo che possa spegnere
la semplice profondità dei tuoi occhi
Non c’è lama che possa scalfire
l’acuto intuito delle tue parole.
Luce calda e abbagliante
in questi mattini rischiarati
solo dai tuoi capelli
incendiati dal sole.
29. 3. ’95
Non ti ho mai visto dormire
mostrare la parte più pura
e sincera di te.
Il tuo sguardo si è talvolta offuscato
velato di dolore e smarrimento
e nuove profondità sostituivano
l’affascinante ironia
- maschera innata e istintiva -
e quanto era simile a qualcosa di
vero e ineffabile,
quanta luce c’era
quando la luce delle apparenze
si spegneva…
Ma non ho visto mai
le tue ciglia chiare e oblique,
raggi di sole dell’alba
posate sugli occhi incoscienti,
la tua veglia abbandonata
in una semplice pace,
i tuoi sensi disciolti
nelle labbra brevi e immote.
Non ho osservato
il tuo respiro leggero,
non ho sentito
il tuo lieve calore,
non ho bevuto
il tuo profumo sottile.
Non ti ho mai visto davvero
Non ti ho mai visto dormire.
27. 3. ’95
Guardare oltre
l’inesplorata profondità del tuo sguardo
Indagare nei silenzi
delle tue giornate
Superare le apparenze
con cui ti vesti e ti difendi
per conoscerti realmente,
capire chi sei,
piccolo uomo dal fitto passato
giunto a sconvolgere le mie certezze.
Mi hanno tanto parlato di te
e ora che ti ho qui
avanti
e inseguo le tue parole per sfiorare
il segreto più vero e prezioso
Amo d’amore struggente ciò che vedo
e ciò che nascondi,
ciò che m’insegni e mi comunichi
senza neanche saperlo,
e ti amo di più
per questo
Il tuo sorriso diurno
e la tua incoscienza notturna
3. 4. ’95
E l’ultimo bagliore scende lentamente
oltre la linea di un tramonto maledetto.
Il dolore si riaccende.
Si è mai spento?
Sarà una notte senza fine
ed è appena il tramonto,
crudele crollo di speranze,
fallimentare tentativo di vita
io che esitavo a liberare i miei sogni
per paura che li uccidessero
ed erano ancora troppo giovani,
fragili, preziosi per morire,
io che vivevo per loro
e loro sono morti
Sarà una notte senza fine
ed ha appena fatto buio,
ma già sto male e soffro e piango
non ci vedo, cado
vorrei rialzarmi ma non posso
per paura di cadere di nuovo,
per paura di morire coi miei sogni
Resto in terra a misurare il dolore
bruciore d’occhi e mani tremanti
e peso nell’anima che mi trascina giù
Resto in terra a contare le schegge
delle mie speranze abbattute in volo
cercando con dita fragili
di staccarmi di dosso il dolore,
pezzo per pezzo
ma più mi sforzo più s’attacca alla mia pelle
mi pervade,
mi entra nelle ossa
Sarà possibile fuggire?
Sarà una notte senza fine
chissà se finirà prima lei,
o io
chissà quanta gente è morta oggi
in altri anni ed epoche lontane
chissà chi morirà oggi
Sono solo una cieca che ha visto la luce
e subito l’ha persa
e non la riavrà
Sarà una notte senza fine
chissà se l’alba esiste
chissà dov’è imprigionata
chissà se la libereranno
mai.
Come farò?
Mi mancherai
Sempre
Mi mancherai.
11. 4. ’95
Guardo le mie giornate
diluite dalla pioggia
cadere a terra
e dissolversi tra le mura
di questi edifici,
troppo alti perché possa
scorgerne la vetta,
troppo stretti perché possa
entrarvi.
Dove sei?
Le ore due su questo gradino
c’è stata tanta gente prima di me
– anime perse e sofferenti –
anche loro hanno smarrito la via
e l’hanno ritrovata proprio qui
Anch’io l’ho perduta,
ma non so se la ritroverò
solo tu me la sapevi indicare
ma non so seguirla da sola
e tu, non ci sei.
Dove sei?
Ore troppe lunghe
sotto la pioggia che diluisce
la mia vita
che lascio scorrere ormai
tra le mura di questi edifici.
24. 4. ’95
Un’intera giornata
piangendo gli errori irreparabili
guardando sul prato
il simbolo della mia sconfitta
Guardo il futuro diventare presente
e sciogliersi nel passato
per ogni lacrima che bagna
questo gelido momento
Sentimenti e speranze avrebbero bisogno
di un tempo loro,
personale e soggettivo
ma le stagioni passano e non ci aspettano mai
Non ti ho mai amato tanto.
9. 5. ’95
L’indifferenza è un nemico
che non vuole nemmeno combattere.
La tua ferita sanguina, sanguina
la gente guarda immobile
e passa oltre.
Giudizi ingiusti e stupide condanne
da loro che non hanno mai sbagliato,
che pensano d’aver capito,
che non hanno mai tempo
perché lo studio, il lavoro, il loro amore
sono più importanti delle persone che uccidono
con ridicole parole e freddi silenzi.
Guardo i miei fratelli
che gridano piangono soffrono muoiono
come me,
mentre affogo tra le voci assordanti
di chi si crede migliore
solo perché non ha mai sofferto.
La ferita sanguina, sanguina
la gente guarda immobile
nel silenzio del proprio egoismo
e si allontana.
Ma tanto, che importa?
La ferita sta sanguinando
e il sangue, i sogni, la vita
mi abbandonano piano,
e loro diranno:
Se avessi saputo...
Se avessi potuto...
Sapevano, potevano.
Ma le loro stridule voci non mi soffocheranno più
perché non ci sarò,
e loro diranno:
Volevo chiamarla...
ma non sapevo cosa dire...
Per giudicare e condannare
le parole si trovano sempre.
Non muoio per gli altri
perché non meritano di stare
nella strada o sulle scale
della loro ipocrisia
dicendo di aver avuto una parte
nei miei anni sbagliati.
Per chi dovrei vivere?
Per me...
Ma io non ci sono già più:
mi specchio e non mi vedo.
Indifferenza,
gente che non ha mai sbagliato,
giudizi e condanne
travestiti da buone intenzioni
falso e fallace senso di superiorità.
La ferita sanguina
la gente mi guarda immobile
e vede una dei tanti da seppellire
sotto il cinico cumulo dei luoghi comuni.
Meriterebbero che mi alzassi
stringessi attorno alla ferita sanguinante
il laccio forte della sfida
e bloccassi il sangue, i sogni, la vita
che m’abbandonano piano:
ogni ferita è un tunnel
da cui si esce più forti.
Forse è meglio alzare lo sguardo
e smarrire nell’infinita immensità del cielo
il proprio dolore e la mediocrità altrui...
Sopra il mare niente,
niente ha più importanza.
19. 5. ’95
Ed ora, perché piango?
Per un sorriso perso, andato fuggito,
per un sogno in frantumi
per le sue schegge che ricadono
sul mio cuore, ferendolo
per il sangue che perde e lo perdo anch’io
per le lacrime che hanno cancellato sui miei libri
le teorie di coloro che vissero
e s’innamorarono prima di me
per questa malattia da cui non so guarire,
fallimento di tutti i dottori
che ci proveranno e ci proveranno ancora…
È vero, ho perso un sorriso
non uno qualsiasi, il sorriso della mia vita,
ed è inutile che esca per strada
a cercarlo sui visi di chi mi passa accanto,
ed è inutile che speri di ritrovarlo
nel mio futuro.
Non spero,
e la mia speranza si dispera,
e la lezione imparata ha smesso d’insegnarmi,
il presente e il persempre
si sovrappongono sempre più
fino a divenire un’unica ombra che copre,
anzi dissolve
il mio futuro ormai passato...
3. 7. ’95
Schegge di notte profonda
rischiarata dai primi raggi di sole
dell’alba
s’ispessivano nel tuo sguardo.
Troppo lunga
una vita intera senza te
troppo corta
per dimenticarti
Purtroppo è la mia,
e la dovrò vivere
Vivere cercando
altri sguardi,
altri capelli,
altri passi
e poi un’altra voce e altre parole
e altre smorfie
Vivere riempiendo
sofferenti spazi vuoti
con respiri e sorrisi diversi
da quelli a cui erano destinati
Vivere sapendo
che l’ultimo minuto che mi vedrà
Amarti
sarà l’ultimo minuto della mia vita.
Negli occhi, nel cuore e nella mente
finché occhi, cuore e mente avrò
Ti amo.
22. 7. '95
Cenere... ciò che resta
della mia vita e dei miei sogni
Cenere... ciò che cadeva
su quel davanzale
mentre ci scambiavamo
schegge di presente
Cenere... ciò che rimarrà
in questa notte profonda
della mia sigaretta andata in fumo,
proprio come l’effimera emozione
di quei giorni maledetti.
1. 8. ’95
Eccoti
In quest’angolo di mezzogiorno
scolpito nel sole e nel marmo
di un pomeriggio autunnale
riappari
torni fuori dalle pagine
di questo lento trascorrere
giunto ormai al suo traguardo.
Eccoti –
Sei ancora tu.
Vesti nere assottigliano i tuoi passi
Sei alto e sottile e biondo e diafano
sicuro nelle ombre del tuo viso.
Non sei più tu.
20. 11. '95
Correre, correre
e rischiare di ritrovarsi al punto di partenza,
nascita di speranze
e di ore doloranti.
Dov’è la strada percorsa?
Si nasconde tra le pieghe dei mesi
la vita imparata.
Sguardi morbosi e realtà inutili
corrono lungo il filo
di un passato presentissimo
Il dolore esplode sulla lama del tuo sguardo
L’urlo muto mi lacera la pelle
Sogni stanchi inseguono
il mio risveglio sonnolento.
Vorrei solo che il passato
la smettesse di urlare.
21. 11. ’95
Luce, intelligenza, chiarezza
Mi mancheranno sempre
parole e verità
coerenza che ordinava
i miei giorni smarriti
Ma ormai sei solo troppo bello
un divo lontano e irraggiungibile
e la tua bellezza abbagliante
oscura ciò in cui credevo
Luce, intelligenza, chiarezza
Mi mancherà sempre
tutto di te
anche la tua bellezza.
27. 11. ’95
Si sarebbero lentamente consumati
sette mesi
e il mio distacco da questo cielo
sarebbe ormai vento passato,
ombra sbiadita
e la tua storia luminosa
sarebbe roccia, acqua,
mura solide e invincibili.
Non starei respirando adesso
questi chiari mattini di festa,
queste dense strade ghiacciate.
Anche stavolta le stagioni non mi hanno aspettata
ma hanno salvato i miei giorni,
ed io respiro questo dolce freddo,
e la tua storia è dissolta
come neve al sole.
Non ti odio né t’amo
piccolo amore mancato e fallito,
consumato come si sarebbero consumati
sette mesi senza di me
Raggio di sole di dicembre,
luce, acqua, roccia
ogni cosa ti somiglia
e puoi specchiarti in ogni cosa
senza vederti.
Anche stavolta le stagioni non mi hanno aspettata
Ore accaldate e freddi tramonti
si sono ancora rincorsi e inseguiti
per riportarci queste strade ghiacciate,
questi giorni leggeri di festa
che adesso respiro,
e tu,
piccolo amore inesistito,
raggio di sole di dicembre,
luce, acqua, roccia
aprirai gli occhi tra il bianco del cielo
e l’aria chiara e densa di un giorno invernale.
Buon Natale
e strade nuove e ghiacciate.
19. 12. ’95
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