- Fires in the Night (1996-2000)
- L'amore ai tempi della Sip (2016)
- Stranizza d'Amuri (2001)
- Reviews
- February (2003)
- La tinozza (2001)
- Mirrors (1998-2004)
- Something they'll never have - Qualcosa che loro non avranno mai (1997-1999)
- Fatal Faith - lyrics (2017-2022)
- La mia disperata speranza (1995) info@evagiulia.it
Fires in the Night (1996-2000)

The night kept coming on in,
there was nothing
I could do
Charles Bukowski
Fires*1
Un’altra
notte limpida e densa
di fuochi appena accesi
e le solite mancanze
nascoste negli angoli oscuri
di interrogativi senza risposta –
Coscienza
Aspettative torbide ma
consapevoli
Traguardi sfiorati e
mai ottenuti
E attese liquide
sciolte
goccia a goccia
da silenzi esasperati –
5. 6. '96
E il dolore sottile
avvelena le tue speranze
Ma tu non lasciarmi
Non farlo
Quando guardi le cose
dalla tua nebbia sottile
Quando ti specchi in un mattino invernale
senza vederti
Quando respiri le notti
lievi
e un’altra ansia
se n’è andata
23. 9. '96
after-effects
Vetri rotti
scivolati dalle mani
in quella notte limpida e densa
ormai trascorsa
Mani vuote
ferite dai vetri
rotti e persi
Persi,
come i minuti persi
Voci e volti che sono
ancora
qui
ma non tornano mai
mai come allora
e mi hanno lasciato
ombre e pagine
d’indirizzi e direzioni
che non potrò seguire
non senza di loro
E tu
mio unico e solo
sai che sarai sempre
un’ombra
il codice d’accesso
alla mia incompletezza
alle persone andate
e lasciate andare,
alle rinunce imposte
e mai colmate
alle nubi di una notte
ormai decodificata
al marchio a fuoco
di un sorriso finito
già da settecento giorni
Settecento giorni
di vetri rotti,
mani vuote
indirizzi e direzioni
ormai spente e sterili
persone lasciate andare
rinunce e ribellioni
e il ricordo d’un sorriso
che illuminerà una strada
che non sarà mai la mia
Perché?
Perché?
Non sarà mai la mia
Perché?
Vetri rotti
infrangono la mia via
22. 2. '97
Nuda
umiliata
senza coraggio né paura
ascolto in silenzio
il dolore
di colpe e privazioni
28. 3. '97
Fires*2
Camminare tra i fuochi
tra sprazzi di luce
ombre di presente
e di coscienza
a posteriori
Sguardi notturni
incontrati a caso
tra folla di voci e volti
che gridano dietro le dune
e guidano i miei passi
sabbiosi e incerti
senza risposte
per le domande mal poste
senza più albe da attendere
ma da ricordare
E tu
sei solo un’ombra
distante dalle altre
che trasforma i miei minuti
in ore in cui credere
Asciughi le mie lacrime
Rifletti i miei sguardi
Nascondi i miei entusiasmi
in un gioco fatale
di assenze e ritorni
in controluce
sulle notti andate
ormai.
4. 7. '97
Epitaffio per le verità
nascoste nel fango
salvate e liberate
dal tuo declino –
morte del fallace simulacro –
morte della menzogna.
Non passerà giorno
che non mi vedrà detestarti
e trarre respiro
dall’attesa della tua fine
Hai sporcato ogni cosa
Tutto in te era sudicio e corrotto
La falsità del tuo sguardo
L’ambiguità del tuo male
con cui hai infettato
ore e giorni e notti infinite
e il mio coraggio libero e vibrante –
Morirai soffocato
dal tuo stesso veleno
La tua voce è già morta,
beffarda e stonata
Parole aspre e vuote
Scene ben recitate
consunte e artefatte,
tenute in vita
da ipocriti gesti distorti
Morirai avvelenato
dal tuo stesso sangue
e l’agonia muta della tua vanità
sarà il trionfo esultante delle verità –
Quanto tempo scorrerà
per rivedere un’alba
limpida e pura
libera dal sudiciume
che hai gettato a ogni passo
cosparso a chiazze
fetide e opache
su mattini ora torbidi
sporcati dalla tua subdola ombra –
Ma morirai frastornato
dal clamore intronante delle tue parole
dal sudicio flusso dei tuoi disegni
E i mattini grideranno
chiari e lucenti
in un tripudio di ore libere e nuove
E il tuo ricordo sarà solo
un cumulo di sterco livido e marcio
calpestato da passi diurni
sciolto da acque vivide
disperso dal vento.
24. 7. '97
Cenere intorno
Voci e volti andati ormai
Sorrisi morti e distorti
dispersi fra le macerie
di scintillii e bagliori
Hanno ucciso le scene già viste
ormai spente
confuse nel buio
omogeneo e cosciente
Continuare ad andare
senza rimpianto né dolore
Camminare sul presente
calpestandolo e amandolo
accettando deviazioni
salite e soste inattese
Accettando
Aspettando
Andare o Restare
senza più altro che
la Fede
25. 7. '97
a Max
Anni che passano
e intransigenze silenziose
zittite da un buonsenso
ragionevole e impotente
incapace di restituire
la scintillante magia
di un’illusione
nella sua fallace completezza
nella sua abbagliante trasparenza
Fiore, bambino,
fiore nella neve di gennaio
bianca e nitida
come la luce riflessa sui tetti
che ti videro aprire gli occhi
a un cammino doloroso
ma indispensabile
come l’illusione
che ha tinto la vita
di bianco, di luce,
su tetti nitidi stagliati su mattini
passati e sereni
Non dimenticarmi mai
continua a darmi la luce
bianca e nitida
il dolce gelo della neve
trasparente e luminosa
nell’umile devozione
dei miei anni che ti mostro
perché i tuoi mattini
passati e sereni
incontrino
i miei entusiasmi effimeri
le mie intransigenze silenziose
le mie illusioni abbaglianti e ingannevoli
A te
per sempre
il mio calore nella neve
9. 9. '97
Ho solo le mie mani aperte
e vuote
e la follia delle notti a venire
e forse non sarà abbastanza
per seguire questo binario morto
e non perdere l’equilibrio
quando s’interromperà
per trovare anche stavolta il coraggio
di liberarmi nel sole
e spazzare dagli angoli più oscuri
degli sguardi andati
residui di parole e vecchi sogni.
Ho solo le mie mani aperte
e vuote
e la follia delle notti a venire
25. 9. '97
(in risposta a Maurizio)
Trovare una forza che non è una forza
bensì la forza di una decisione
di vincere l’attrito delle sabbie in movimento
senza soffocare nella propria velocità
Impeto interiore che grida
nell’indecisa ma inesorabile corrente
per non scendere l’ultimo gradino
infinito e scivoloso
come fango consumato
e ritrovarsi fra i mostri splendenti
ingannevoli e bellissimi
del masochistico abisso
spalancato accanto a noi
ad ogni passo
parallelo alla via maestra
pronto a ingoiare
ogni volontà temuta
Liberati nell’aria gelida
Prigionieri delle proprie esitazioni
Il baratro è profondo, luccicante
e irresistibile
La vertigine è acuta e dolorosa,
ma indispensabile
E la vita continua a urlare
come una scelta fatta da altri
27. 1. '98
Fires*3
Di nuovo qui
tra i fuochi appena accesi
che cresceranno?
mi abbaglieranno anche stavolta
nascondendo le ombre
di enigmi accattivanti
sui quali costruire giornate di sabbia
e notti astratte e inconsistenti
che si dissolveranno a riva
nell’acqua gelida dell’alba?
Nelle direzioni confuse
seguite in file indiane
guardandosi nel buio
sguardi negli sguardi
d’interrogativi reciproci e insoluti
Nell’attesa che attende
senza di me
forse anche stavolta
i miei passi cederanno
nel fallace e fatale oblio
di fuochi sempre più fatui
e scruterò nella penombra
frugherò tra le fiamme incandescenti
cercando tra le ceneri il mio probabile
destino
E l’alba sarà livida e spaziosa
e porterà alla luce il mio sguardo
incerto e instabile
correndo incontro alla riva
alla ricerca degli errori perduti
ormai commessi
3. 2. '98
con indicibile amore
Nella notte più remota
e profonda
un bambino piange
e le sue urla mute
si perdono nelle righe di luce lunare
che allagano la stanza
deserta
Chiamami
una voce arriva dal passato
Sarei corsa
tra gli spigoli degli anni
remoti
Amami
la voce di un bambino
che piange nella notte
mi arriva dal passato
e mi riporta qui
inutile ormai –
9. 2. '98
10 febbraio
E nonostante i nostri fragili
sforzi
saranno sempre pronti a
uccidere
chi è innocente come noi
10. 2. '98
(all’inizio del viaggio)
Sotto il cielo notturno e cangiante
Umili
Infiniti
Danzanti
Sono sola
ai confini del
mondo
con te
Siamo soli
in mezzo alla vita
coi nostri occhi
nuovi
Ebbri
Illuminati
Deliranti
14. 2. '98
Quando odiare
è ormai l’unico modo
di amare
non c’è più salvezza
per nessuno –
Qualsiasi scelta
spalancherebbe abissi
Rinunciare a scegliere
proseguirebbe inerte
Urlare o tacere
è la medesima agonia
che si torce impotente
in quest’immobile inferno
Nessun perdono per nessuno
nemmeno per me
nello scontro mortale
delle tue e delle mie
frustrazioni
1. 4. '98
Ho amato
Ho vissuto
Ho visto tutto
alla luce calda e complessa
delle candele
Questa stanza è così affollata
briciole senza peso
di quel passato
bruciano senza rumore
e lasciano aloni tenui e innocui
Morire ora non sarebbe così ingiusto
né sbagliato
né crudele
ora che ho toccato il calore
intravisto per anni
dietro il gelo di fantasmi
ormai svaniti
C’è solo la cenere
leggera
di ombre finalmente dissolte
e i tuoi occhi che mi proteggono
alla luce calda e affollata
delle candele
8. 4. '98
Nel paradosso che pronunci
e alimenti
continuiamo ad annodare
i fili incomprensibili
delle nostre indecisioni
16. 5. '98
IN MEMORIA
a Mauri
Dissolto
tra i violenti toni
di questo dolore
è invisibile ormai
ai miei occhi logori
il confine sottile
tra rancori e rimpianti,
la differenza inquieta
tra dignità e sconfitta
E chi può dire di saperlo
non certo noi,
consumati dai nostri folli suicidi
l’uno dentro l’altra
deleteri e soffocanti tentativi
di annullarsi nell’altro
e annullare l’altro in sé
strenuamente,
fino alla fine,
quando una fine c’è infine
ma non ci sono comunque risposte
o forse ce ne sono troppe
in torbidi e profondi torrenti
d’ipotesi malate invischiate fra le alghe
che risucchiano e affogano i nostri perché
ormai morti,
i tentati conti
di ciò che è stato dato
e preso,
fatto
e reso,
detto
e udito a forza
Preferiamo restare nel Dubbio
riposo eterno e vile
delle nostre paure ormai
compiute
E non c’è più tempo
per capire,
non c’è più bisogno
di odiare
e non ho più fretta
di cicatrizzare le ferite
in previsione delle prossime
che mi lascerai
Perché non me ne lascerà più
la tua dolorante impotenza
e le tue interminate mancanze
non si scontreranno più
con la cieca ferocia
del mio orgoglio ferito
Per quanto ancora
mi avresti tenuto la mano?
Per quanto ancora
avresti scritto di me?
Per quanto ancora
la tua smorfia viva e estasiata
da bimbo
avrebbe perdonato nella notte
le mie colpe
e ottenuto da me
il perdono delle tue?
Abbiamo perso
ma abbiamo ritrovato la libertà
di essere noi stessi
separatamente
Troppo tardi per desiderare altro
ora che non c’è più tempo
per avere altro tempo
e voglia di essere forti
Ogni cosa è stata detta
e conclusa,
cristallizzata ormai
in sospetti anteposti
a ulteriori certezze
agonizzanti
inutili
in odii ormai vuoti
privi d’energia
e di precisi motivi
nei tuoi silenzi assordanti
nelle mie urla mute
nel timore che temevamo
e che ha avuto il suo bieco trionfo
E nel dubbio che ho scelto
m’inginocchio alla vacuità
di ulteriori parole
E nei dubbi che mi proteggono
aspetto invano le tue scuse
e il tuo perdono
Nel dubbio che ci unisce
e ci divide ancora
so solo chiederti
di non dimenticarmi
Come ti urlai
nel più ardito
e crudele
e ultimo
dei miei slanci estenuati
con tutta la verità
delle poche verità rimaste
senza più speranza né paura
e la mia pelle amata e stanca
In memoria delle nostre ferite
e del nostro fuoco
del mio vigliacco coraggio
e della tua coraggiosa viltà
di ciò che abbiamo costruito
e demolito
delle nostre molte domande
e delle troppe risposte
delle frasi non dette
e di quelle abusate
delle nostre forti utopie
e delle fragili realtà
dei nostri occhi nella notte
della nostra follia danzante e segreta
della nostra presunta umiltà
e reale smania d’immenso
Nella memoria di me
di te
di noi
di quel bicchiere ormai vuoto
in frantumi
Ricordami
Sempre
Ti Amo
28. 6. '98
ad Alessio
Perdonami
piccolo cucciolo
ignaro e impotente
nel tuo spietato ma insufficiente
realismo
nella tua logica
ormai inutile
a questo punto,
invalidata da chi
non segue logiche
ma folli regole
condivise da altri innocenti
sofferenti e colpevoli
Perdonami
paghi le colpe
di chi non ha colpa
e paghi le spese
di chi non ha soldi
ma colpe
Non avrei voluto
coinvolgerti nel gioco crudele
di chi ha paura
e soffre la paura altrui
Non avrei voluto
ma la follia dei reali
soccombe alla realtà
dei folli
Non avrei voluto,
ma l’ho fatto
e i tuoi occhi smarriti
invaderanno i miei incubi
aggiungendo cifre sofferte
ai conti che dovrò pagare
e riscuotere
Perdonami
se puoi
23. 8. '98
LAST ONE
Nel nome di ciò che
rinneghi
tacerò ormai i tuoi sguardi
finiti.
Ho camminato
col tuo medesimo passo
brevi miglia che sembravano
incapaci di salvarsi
di salvarci
e di svanire
Ho camminato
con immutata devozione
lunghe interminabili miglia
inseguendo i tuoi passi
risaputi e andati
Ciò che resta sono
distacchi sovrapposti
e contingenze stordite
da mesi colati
come anestetici esausti
Solo un calore antico
e dubbioso
scioglie le ore
di notti irrisolte
Tutto fu scritto
Tutto fu spezzato
Tutto fu perduto
Occhi chiari e
deserti
sorvegliano bene
l’eco di realtà negate
Passi ormai irraggiungibili
oziosamente calpestano
fuochi che vivono oltre
le fiamme
candele nella notte
che non si spengono
mai
. undated .
(1996-1998)
Weary inside
now our hearts are
lost forever
Ian Curtis
Forse non avrebbe voluto
spezzarsi e spegnersi
così
bruscamente
Ma lo fece
e lo subì
(naturale reazione naturale
umana vitale consequenziale)
E non è facile chiedere
se piansero di più le anime di quanti
rimasero al buio
o gli echi muti e inutili
di lei stessa che l’aveva
prodotto
e subìto
4. 11. '98
Se solo avessi il coraggio
di guardarti come
Ti guardo
Se solo trovassi le parole
per dirti quello che
non ho potuto
Se solo avessi fatto la metà
delle cose che avrei dovuto
e voluto
Dio sa se ho provato a dire
Dio sa se ti avrei lasciato
andare
Se solo quella notte
perduta
non ti avessi lasciato
Se tra i fumi polverosi
di quell’ora andata
non avessi parlato
Certezze danzano
come insetti impazziti
Se io fossi stata io
in quell’ora perduta
e polverosa
saresti ancora qui
a contarmi le ore?
Certezze strisciano
come serpi insidiose
Sarebbe stato tanto il sangue
ancora versato
più di quello che continua
a stillare ora
estenuato
infetto?
Ma troppo tardi
per uscire il sangue
stavolta sì
e nessun più potere
per aprir cicatrici
ormai ben salde
come il delirio
che volli fermare
e non pronuncerò
nemmeno stavolta
Ma se in quell’ora
polverosa
perduta
avessi ascoltato il sangue
in silenzio
Ma se
Ti guardo
Se solo potessi come
Ti guardo
Certezze infettano
tra sangue e delirio
10. 11. 98
Ombre addensate
dietro siepi
che non chiedevano lacrime
11. 1. '99
G. F. M.
with deep Love and Gratefulness
(Trust I seek and I find in you)
Giochi chiamati
con nomi impropri
Giudizi viziati
come oggetti spostati
sul piano scosceso della mia buia visione
Logiche statiche
piegate a masochistici scopi
che imprigionano chi le ha create
e saziate d’oscuro
e usate
per travisati
risentiti passi
E qualcuno pagherà
Qualcuno pagherà
più dell’artefice
vana e sospesa?
E tra le strie distruttive
e chiarori sbiaditi e brevi
delle mie gabbie dorate
Occhi chiusi
su un viso da bimba
steso nella mia calda penombra
Lacrime pure che dissetano
le mie impotenti catene
E mani diverse
che mi proteggono
e lavano macchie sudice
dal mio sguardo segnato
Nessuna paura più bruciante
di perdere realtà
e contatti d’ossa e sangue
Nessuna paura più immobile
di perdere tracce
di pelle
1. 2. '99
END
Inutile urlare
se non mi senti più
Passi che non lasciano più
orme
Sono rimasta sveglia
a guardarti
da lontano
e l’alba ha trovato
nel mio letto
ceneri estranee
e passive
di un destino
senza più importanza
26. 2. '99
to my little Ramon
Notti e giorni
e bicchieri colmi
di paure annegate
è ciò che abbiamo trascorso?
Vetri sovrapposti
confondono visioni
e ingannano speranze
Per quali ciechi meandri
della mia assenza
ti sei perduto
o mi hai perduto?
Per quanti deformi frantumi
ora
ti cercherai
e mi cercherai?
Non so se sapevi
ma speravi
di
Non so se vedevo
ma credevo
in
Tutto è crudamente riflesso
ora che silenzi spessi
e vuoti
congelano l’eco
di risa spezzate
e ancora bicchieri per me
colmi del tuo pianto muto
4. 5. '99
Dove sei stato?
Incendi spenti a forza
gridano sotto questa
stanca pioggia
Nessuna logica
fino all’attesa
di uno sguardo
passato
urla nell’ombra
le sue sterili
ragioni
8. 5. '99
Niente più da
celare
Cumuli d’assenze
e d’ingiurie
continuano a sporcare
rendite abusate
Ti innamorerai di qualcos’altro
domani
stanotte –
13. 5. '99
Livid Shadows – 1
La pelle ha pagato
La carne continua a succhiare
effimeri premi
Amavo
Vivevo
Vedevo
ma senza conoscere
il pieno castigo
di quelle ore gratuite
Ora lo so
ora che trionfi vacui e informi
bruciano sul rogo
dei conti pagati
Carne e pelle,
una brucerà
una verrà corrosa
dalle inette vittorie
dell’altra
La pelle ha pagato
La carne succhierà
la sua vita stantia
25. 5. '99
Livid Shadows – 2
Ogni parola
dopo un po’ mi viene a
noia
Prezzo sublime di chi ha troppo
vissuto e troppo
espiato
Istinti carnali
Devozioni cieche
Coerenze ostinate
non pagano
nelle scena oscura
intrisa di grida lontane
Ogni rimorso
dopo un po’ mi viene a
noia
Veleno estenuato di chi è
morto
e rinato
28. 5. '99
Livid Shadows – 3
Che fare se ciò che resta
sono ceneri fetide e vane?
Antiche purezze
e illusioni dorate
piangono e tremano
Ma non c’è ritorno
quando fibre trasudano
fango
e condanne irrisolte
attendono l’ingiusto
saldo
Non si può tornare tra le lisce pareti
dell’utero
se non lo si ricorda
23. 6. '99
a Frank
Qualcos’altro di negato
allora
entra nel mio sguardo
in ritardo di anni
diversi
Protezione e proiezioni
mai state
consolano ora
in un unico abbraccio
sotto cielo tra pietra e vite dormienti
all’angolo blu
della vigilia di un’alba
umida e estiva
Piccola tristezza accanto alla mia
Vada come andò
entri nelle mie verità
e le pulisci
24. 6. '99
This free red chair
close to me
This free and empty
red chair
scarring my eyes
While distresses
and gloomy abysses
they open to my sides
And I’m talking
to this empty red chair
while somebody’s watching me
and someone else’s speaking about me
by unaware words
but nobody’s really thinking
about my soul
And I keep on
Talking to this red chair
that’s watching me
with the eyes it doesn’t get
anymore
Talking to the mirror
that’s watching me
with the eyes
I had before
And I keep on
Talking to this red chair
that answers to me
with the words it doesn’t get
anymore
And I keep on
Sitting on a free and empty
red chair
[ Questa sedia rossa e libera
accanto a me
Questa sedia rossa
libera e vuota
che sfregia i miei occhi
Mentre imbarazzi
e malinconici abissi
si aprono ai miei fianchi
Ed io parlo
con questa vuota sedia rossa
mentre qualcuno mi sta guardando
e qualcun altro sta parlando di me
con parole inconsapevoli
ma nessuno sta pensando
alla mia anima
Ed io continuo
a parlare con questa sedia rossa
che mi guarda
con gli occhi che non ha
più
A parlare con lo specchio
che mi guarda
con gli occhi
che avevo prima
Ed io continuo
a parlare con questa sedia rossa
che mi risponde
con le parole che non ha
più
E continuo
seduta su una sedia rossa
libera e vuota ]
10. 9. '99
(1998-1999)
It’s so easy to laugh
It’s so easy to hate
It’s takes strength to be
gentle and kind
Morrissey
An Ode to No One
I
Cadenti come
gocce vuote
sospendono i fili di vicende
insolute,
antiche umide
inedite
Su mura di gesso
immobile e intriso
voci ormai mute
urlano e scrivono
ragioni dense e taglienti
stagnanti nel sangue che scorre
apatico
II
Muoiono sterili
abbracci d’amanti
incompiuti.
Quanto credevi
non scruterò
Quanto mentivi
non crederò
Riscatti tardivi
e inutili
piangono irosi
su verità gridate
e ignave
III
Va bene,
ali bruciate dall’eccessivo
ardore
non sperano ormai
cure negate.
Spigoli lacerano
memorie penose
in letti stretti e vuoti
dissolti,
sfiniti e illusi
come gesti sospesi
d’antichi amanti
Baciami stretto
e poi
È notte
F.R.
Ora estranei
come edifici immobili
e distanti
Polvere d’intonaco ingiallito
e anelli di fumo stantìo
sporcano mani già torbide
e deboli
Non vi cerco gesti saputi
che vi muovete ancora
in ombre diverse
Non ti odio sorriso remoto
che t’apri di nuovo
a sogni a me ignoti
Perdonerò se è solo
ciò che
resta
F.R.
Piccolo fiore dai mutati colori
Piccolo fiore
tra spiagge e cemento
A quali sfide rivolgi
sorrisi imprudenti
Piccolo bimbo senza giocattoli
ricordati ancora
la cieca innocenza
di chi distrusse
i fragili giochi comuni
Perché poi non dovrei
chi l’ha detto non cammina
sul mio stesso asfalto
Premi si celano
dietro angoli mutili
e lente soste stridono
parallele alla via di luce
sulla quale ogni goccia
gelata
brilla nella brina
e non si scioglie mai
tra le pietre frapposte
Perché poi non dovrei
Pietre rotolano silenti
mosse da dure stille
ghiacciate
ora cristalli freddi e vividi
sulla via di luce
Orgoglio e Paura
insultati nei silenzi
di carnefici estenuati
Parlami
Vittime strisciano e stridono
Quando i loro sguardi consunti
s’imporranno inerti
impareranno a non temere
gli affrettati passi
altrui –
Walking in the Unknown
Apatico nuotare
nel liquido amniotico
senza passato né futuro
Fuochi gridano ancora
esausti ma impavidi
nell’ignava assenza
di ore bianche e
ignote
Il sole scalda ancora
stanco
ciò che non è mai
accaduto
LIES
Sfumati come polvere lenta,
battiti stanchi scandiscono il ritmo
d’incessanti menzogne.
Voci roche
sformate da suadenti omissioni
scolpiscono le orme
di mesi perduti.
Quanto ci sarà
da credere e ascoltare
lo saprai mai
quando strie tenui
taceranno negli occhi
di atavici silenzi
Quanto ci sarà
da vivere e sperare
lo saprò mai
nell’eco degli sguardi remoti
fuggevoli ormai
come ombre incompiute.
Nonostante voci libere e vibranti
la pelle trasuda
palliativi sfiniti
cupi come neri frastuoni
in una strada innocente
PANKOW
Here where I look
Here where I watch
someone ’round the corner
of a stranger dusk street
Here where I move
splinters of my consciousness
and exhausted lived-on,
Here where I see other looks
turn around and fade
A distant sound of some past music
rings far and stay
left since for twenty five years,
where I could have been
But I am in a even better place
I am here where it seems,
I am here where I watch,
I am where no one sees me
Here where I don’t wait
Here where I stand and look
Here where I’m pleased with my gaze,
my misery
and my tricking triumphs
just like ones of everyone else
Cause I’m here where I walk and stay,
Here where I remain
Here in Pankow
[ Qui dove appaio
Qui dove guardo
qualcuno dietro l'angolo
di una strana strada crepuscolare
Qui dove muovo
schegge della mia coscienza
ed esausto vissuto,
Qui dove vedo altri sguardi
voltarsi e svanire
Un suono distante di musica passata
risuona lontano e resta
lasciato da venticinque anni,
dove avrei potuto essere
Ma sono in un posto ancora migliore
Sono qui dove sembra,
Sono qui dove guardo,
Sono dove nessuno mi vede
Qui dove non aspetto
Qui dove sto e guardo
Qui dove mi compiaccio del mio sguardo,
la mia miseria
e i miei trionfi ingannevoli
proprio come quelli di tutti gli altri
Perché sono qui dove cammino e resto,
Qui dove rimango
Qui a Pankow ]
Distanze incolmate
assieme ad accuse che non cercheranno
stanca voce
Assorto e struggente
ti guardo fuggire
dissolverti in vive passioni
scevre da accordi ruvidi e inutili
Ogni fiato è un rimpianto notturno
Tra mura pietose e ancora calde
assisteremo anche stavolta
ad un ignobile distacco
Sulla sponda di strade che non tornano
indietro
si prega per preziosi frammenti
da tempo sciolti e dissolti
nelle piogge frequenti.
Ero gonfia di sangue e di vita rappresa
implorante riscontri che giunsero caldi
Ora sangue e schegge e pioggia bruciata
affondano asciutti in un’unica pozza
profonda e ristretta
sotto i miei piedi ancora
immobili
A BROKEN DREAM - epilogo
Pietre porose assorbirono in ultimo
sangue fluido e grumoso
e liquido sulle pareti.
Perdono per tutti
era l’unico balsamo,
talvolta memoria tradita
o macchiata,
talvolta reliquia offuscata
da sguardi di lattice aspro.
Tra mura avvolgenti
e gradini di cui non scorgemmo
ampie falle
gocciola ancora sangue devoto
e umori, e vita e lacrime e sudori
cristallizzati da scuse in un’unica roccia
Era amore, e mistica speme
ed ultima lacrima caduta nel vuoto;
era amore, e religioso ossequio
e vana parola colata su pietra;
era amore, e dolce fiducia
intesa scolpita sul solido angolo;
Era l’eco di ciò che sarà
stato
recitando preghiere mai imparate,
scorgendo dal basso vette agognate,
mai raggiunte, neppure sfiorate.
L’inizio fu noto e cangiante,
per quanto le ombre strisciassero
ridendo inattese
tra gli squarci lasciati;
il passaggio fu ardente e dovuto,
spirante calore
da ogni stilla sudante
fuoco umido e vivo;
e la caduta, lenta caduta
che sporca ancora le mie mani
contratte
sia ora coscienza devota
di memorie e silenzi e dense affezioni
ai piedi della scala
della vetta mai raggiunta
sotto il buio mai trafitto
Perdòno, prima che l’alba sorprenda
i rimpianti ormai asciutti
Perdòno, prima che il muro si sgretoli
colmando distanze
sempre più ampie
Perdòno, se è vero che amai
le mie mani sudate
s’aprono vivide
al cielo notturno
(2000)